Vi ricordate la finale del Master 1000 di Shanghai dove Roger Federer era stato preso a pallate dal muro di Dunblane? Ecco, ieri il cioccolataio si è preso la sua sadica vendetta in quel di Londra, dove si è giocata la terza giornata del Masters. Stanco di essere preso a randellate ogni qualvolta giocasse con lo scozzese nei match due su tre e di dover attendere, per spiegare al playstation-dipendente chi comanda, qualche finale di Slam (vedi qui e qui), ieri lo svizzero ha deciso di anticipare il momento della vendetta e di impartire a Murray una sonora lezione (6-2, 6-4) a nostro avviso inattesa. Il figlio della donna più temuta del mondo (si vocifera faccia paura anche a Chuck Norris) ieri è sceso in campo con diversi motivi per partire favorito: prima di tutto la lentezza del campo, definito da Federer medium-slow, alla quale c'era da aggiungere il pubblico quasi di casa (lui in effetti è scozzese e agli inglesi vorrebbe far fare la stessa fine sognata da Braveheart, ma questo è un altro discorso). E invece il cioccolataio, forse minacciato da Mirka (inquadrata copiosamente anche ieri fino alla rottura di più telecamere), è sceso in campo con un solo obiettivo: annientare Murray. Federer ha giocato fin dalle prime battute mostrando una grande voglia di attaccare, non ha dato punti di riferimento al suo avversario, che comunque ha corso da una parte all'altra del campo senza fermarsi, e al servizio è stato micidiale (88% di punti sulla prima). In sintesi un massacro, tanto da spingere la madre di Murray a proibire la PlayStation al figlio per una settimana.
In serata invece, nel secondo match di giornata, Robin Soderling, dopo aver trucidato due inservienti nello spogliatoio, minacciato di morte il giudice di sedia e fucilato il falco impedendo così il ricorso all'Hawk eye, ci ha provocato un lampo di gioia sodomizzando il nostro idolo al contrario David "non so cosa voglia dire andare a rete" Ferrer 7-5, 7-5. Il nostro serial killer ha chiuso il primo set con uno splendido rovescio lungolinea all'angolino che ha lasciato fermo Ferrer, goduria assoluta per noi. Nel secondo lo svedese, non senza fatica, ha continuato la lenta opera di demolizione dell'avversario e ha portato a casa il match insieme ai resti di Ferrer. Un piacere per gli occhi. Ora Federer guida il gruppo B con due successi, Murray e Soderling hanno una vittoria e una sconfitta mentre Ferrer, con nostra somma soddisfazione, è a quota zero.
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mercoledì 24 novembre 2010
giovedì 11 novembre 2010
Psycho-Soderling
Il nostro serial killer nasce nel 1984 a Tibro, amena località della foresta svedese che avrebbe potuto salire agli onori della cronaca nera se solo la sua famiglia non avesse dirottato l'istinto omicida di Robin verso lo sport. La disciplina scelta dai suoi genitori per contenere la prepotenza del proprio figliolo è il tennis, sport che permette a due avversari di stare abbastanza lontani da evitare una rissa ma allo stesso tempo consente al giovane bullo di scaricare tutta la sua rabbia scagliando con sadismo dei potentissimi traccianti con i quali poter mettere in serio pericolo l'incolumità del malcapitato di turno.
Il giovane Robin si allena dalla mattina alla sera senza mai fermarsi. La mattina picchiando i suoi compagni di scuola, così, tanto per divertirsi, e la sera cercando di abbattere lo sparring partner di turno il cui destino è quello di essere vittima sacrificale di un potenziale omicida seriale. Lo svedesone cresce, anche troppo, e tra una rissa e l'altra dimostra le sue qualità tennistiche fino ad arrivare al professionismo, quando irrompe nel dorato circuito Atp ansioso di spaccare la faccia a chiunque gli si presenti davanti. Essendo le risse vietate dal regolamento tennistico, cosa che irrita non poco l'indole nevrotica del ragazzo, prova a sfogarsi prendendo in giro i suoi avversari.
Il clou lo raggiunge nel terzo turno del torneo di Wimbledon del 2007, quando Robin, indispettito dai noti tempi biblici che il suo avversario del giorno, nientemeno che Rafael Nadal, impiega per effettuare la battuta, irride l'iberico imitando la smutandata, gesto molto caro al cyborg di Manacor. Per lo svedese arriva poi la sconfitta, ma in conferenza stampa non lesina velate minacce al collega: "Se Nadal ha qualcosa da dirmi venga pure di persona". Nadal crediamo non ci sia andato. Da quel giorno il Ted Bundy di Tibro si guadagna l'appellativo di 'antipatico', cosa che a lui non frega assolutamente nulla; a lui di stare simpatico non interessa proprio.
Il giovane Robin si allena dalla mattina alla sera senza mai fermarsi. La mattina picchiando i suoi compagni di scuola, così, tanto per divertirsi, e la sera cercando di abbattere lo sparring partner di turno il cui destino è quello di essere vittima sacrificale di un potenziale omicida seriale. Lo svedesone cresce, anche troppo, e tra una rissa e l'altra dimostra le sue qualità tennistiche fino ad arrivare al professionismo, quando irrompe nel dorato circuito Atp ansioso di spaccare la faccia a chiunque gli si presenti davanti. Essendo le risse vietate dal regolamento tennistico, cosa che irrita non poco l'indole nevrotica del ragazzo, prova a sfogarsi prendendo in giro i suoi avversari.
Il clou lo raggiunge nel terzo turno del torneo di Wimbledon del 2007, quando Robin, indispettito dai noti tempi biblici che il suo avversario del giorno, nientemeno che Rafael Nadal, impiega per effettuare la battuta, irride l'iberico imitando la smutandata, gesto molto caro al cyborg di Manacor. Per lo svedese arriva poi la sconfitta, ma in conferenza stampa non lesina velate minacce al collega: "Se Nadal ha qualcosa da dirmi venga pure di persona". Nadal crediamo non ci sia andato. Da quel giorno il Ted Bundy di Tibro si guadagna l'appellativo di 'antipatico', cosa che a lui non frega assolutamente nulla; a lui di stare simpatico non interessa proprio.
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